Riempiamo la nostra vita e non la pancia!

La vita di ognuno è “composta” da diverse sfere che si intrecciano: il lavoro, lo studio, la parte affettiva (coppia, famiglia, figli) e relazionale, le diverse passioni ed i vari interessi. La quotidianità ed il tempo sono dunque riempiti da doveri e piaceri, in maniera più o meno equilibrata. Avviene che alcuni ambiti prevalgano su altri in base al periodo, ma questo è fisiologico e naturale (capiterà che ad esempio in sessione di esami uno studente si concentri più sullo studio che sulla vita sociale, come che in un periodo di “calma” sul lavoro una persona riesca a dedicarsi in maniera prevalente alle proprie passioni). A tutto questo si sommano lenecessità primarie quali il dormire e il nutrirsi.

Molto spesso accade che non tanto lo “squilibrio” tra le diverse sfere, quanto piuttosto lo “svuotarsi” di una di esse (che porti ad insoddisfazione, frustrazione o altre esperienze emotive negative) porti a “sfogare” il proprio malumore, cercando di riempire il vuoto col cibo. Si innescano dunque meccanismi disfunzionali che portano a “nutrire” col cibo questioni che con esso non hanno niente a che vedere, a spostare l’attenzione, il tempo e i pensieri su ciò che da sempre è di immediato appagamento, quasi sempre disponibile: il “comfort food”. Riempire la testa in modo pervasivo con pensieri che lo riguardano, e lo stomaco con esso, fa in modo di “anestetizzarci” rispetto a situazioni che risulta difficile affrontare. Il cibo rischia di diventare dunque arma di attacco o di difesa, strumento di compensazione, sostituto, e viene utilizzato per “alimentare” la propria vita, privandoci della possibilità di esercitare la capacità di provare piacere in altre sfere e di sviluppare la propensione a far fronte agli stress in maniera funzionale.

È spesso un circolo vizioso in cui è difficile comprendere quanto sia stato il cibo ad inficiare determinati ambiti di vita, o quanto sia l’insoddisfazione in essi ad aver portato a trovare un “alleato” nell’alimento.
Questo discorso può valere per qualsiasi squilibrio sul piano dell’alimentazione, anche ad esempio quando si parla di un’ossessione malsana ed intrusiva riguardo al cibo sano (ortoressia)

Sì, ma quindi, NELLA PRATICA, come risolvo? Come esco da questo “circolo vizioso”? Non è affatto facile dare delle linee guida generali, non esiste un “libretto di istruzioni” valido per tutti. Quando si parla di psiche come e spesso più di altri ambiti, la soluzione di una condizione è determinata da ciò che ha contribuito a far nascere, crescere e mantenere quella situazione: ognuno di noi apprende, impara ad approcciarsi alle situazioni e vive conflitti ed eventi che lo rendono unico. Ed è proprio da questo intrecciarsi di “fili di vita vissuta”, che spesso divengono nodi da sciogliere, che bisogna partire per districare un disagio o un malessere. È il motivo per cui ciò che scrivo vuole fungere in primis da spunto di riflessione, piuttosto che da mera divulgazione di conoscenza o di spiegazione.

Bisogna cercare di comprendere quali sono gli ambiti e le sfere della propria vita il cui vi sono delle lacune, e se sono state quelle lacune ad impattare in modo disfunzionale sul rapporto col cibo o viceversa. Concentrarsi su altro, organizzare il proprio tempo e “riempirlo” con attività alternative soddisfacenti per non riempirsi di cibo, esercitare un’attitudine a “nutrire” la propria esistenza con qualcosa di soddisfacente ed appagante.
E non parlo di attività sporadiche come una vacanza, ma di attività quotidiane o nuove passioni che facciano affacciare ad interessi di altro tipo.

Ognuno ha delle potenzialità da esprimere: sta a noi saperle riconoscere, intercettare e mettere in pratica per incrementare la propria autostima.

Dare valore alla propria persona senza svalutarsi ma prendendo coscienza dei propri punti di forza a prescindere dal corpo e dal rapporto col cibo che non deve essere un mezzo, una gabbia o una “scusa” per evitare di “buttarsi” nella vita.

Il primo passo da fare è parlarne, parlare con la persona di cui vi fidate è il primo piccolo grande passo!



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